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calcio inutili daspo e sospensione degli stadi i costi della sicurezza ai club e carcere senza alternative
Comunicati - News
Giovedì 22 Settembre 2016 21:22

Calcio, il Coisp dopo il disastro di Empoli: “Appena 20 giorni fa la nostra denuncia che nulla è cambiato. Daspo e sospensione degli stadi non servono. Il costo della sicurezza ai club e carcere senza alternative”

 

“Esattamente 20 giorni fa, il 2 settembre, lamentavamo che, come al solito, la nuova stagione calcistica è partita ma, vergognosamente, nulla è cambiato in tema di sicurezza e di gestione di costi altissimi in termini di soldi e salute degli uomini chiamati a difenderla. Ciò significa che nulla cambierà anche nelle conseguenze di questo folle baraccone divenuto tutto fuorché un appuntamento con lo sport. Ed infatti il disastro di Empoli è la triste conferma. Daspo e sospensione degli stadi non servono a nulla. I delinquenti tornano fuori e noi torniamo a farci ammazzare.

Bisogna affidare i costi della sicurezza ai club e prevedere per chi delinque il carcere senza alternativa”.

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo i gravi scontri di tre giorni fa a Empoli in occasione della partita Pisa-Brescia, e in particolare dopo che sono stati scarcerati gli otto ultras del Pisa arrestati con le accuse di resistenza, danneggiamento e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Non accolte dal giudice le richieste del pubblico ministero che, nel corso dell'udienza di convalida degli arresti, sottolineando la gravità di quanto avvenuto, aveva chiesto la misura della custodia cautelare in carcere per quattro ultras, e quella dei domiciliari per gli altri. Nel corso dei disordini, altri 84 tifosi sono stati identificati e denunciati per resistenza e violenza in concorso a pubblico ufficiale.

“Confermato in pieno quello che dicevamo per l’ennesima volta 20 giorni fa – aggiunge Maccari - che ogni partita di calcio è un appuntamento con la violenza più insensata, che sul fronte sicurezza negli ultimi dieci anni è costata alle famiglie italiane 173 milioni di euro e oltre 1.500 Agenti feriti quando non addirittura morti. Un nome su tutti: Filippo Raciti. Un bilancio troppo nefasto, e noi insistiamo a chiedere che le regole vengano cambiate, se si vuole davvero andare verso un ridimensionamento del problema. Quando i delinquenti della domenica saranno puniti veramente e non con le solite chiacchiere o con provvedimenti che vengono puntualmente disattesi come i Daspo, e quando il costo della sicurezza graverà sulle spalle di chi davvero tiene le redini del business allora l’impegno nella prevenzione e la severità necessaria a ‘ridurre i costi’ sarà serio ed inderogabile. Ed i soldi delle famiglie italiane saranno spesi per la sicurezza in ben altri contesti che su un prato verde”.

Quella di affidare ai Club calcistici i costi della sicurezza e di inasprire con la massima severità la reazione dell’Ordinamento per chi delinque in occasione di competizioni sportive è una vera e propria battaglia che il Sindacato Indipendente di Polizia porta avanti da anni, chiedendo di modificare profondamente tutto l’assetto che sta alla base delle competizioni calcistiche sistematicamente foriere di scontri, feriti, devastazioni di intere città, quando non addirittura di morti. Un circuito di eventi, quello calcistico, che negli ultimi 10 anni, per un totale di 29.236 incontri di calcio monitorati, ha visto un milione e 272.000 Operatori della Polizia di Stato impiegati per la sicurezza, per una spesa di 173

milioni di euro, e un bilancio di 1.549 Agenti e 1.443 civili feriti. Cifre da capogiro che il Coisp chiede gravino, almeno per quanto riguarda la spesa, sulle spalle dei club di calcio, veri ‘beneficiari’ degli introiti legati agli eventi, “così chiamati ad un reale assunzione di responsabilità - spiega il Segretario Generale del Coisp -, dovendo lavorare concretamente in prima linea per prevenire ed evitare situazioni di rischio che vedrebbero le spese per la sicurezza lievitare sempre di più”.

“Bisogna aver bene presente il fatto che questi numeri da brivido relativi agli ultimi 10 anni di calcio in Italia sono destinati a rimanere invariati o addirittura a peggiorare, visto che peggiorano sempre più le condizioni operative, le dotazioni degli uomini vetuste e logore, i numeri, e le condizioni fisiche degli Operatori impegnati - insiste Maccari -. E oltre tutto fanno davvero indignare se si pensa per un secondo agli introiti che i club incamerano, ai compensi milionari dei singoli giocatori, professionisti del tirare calci a un pallone, mettendoli poi a confronto con lo stipendio di un uomo in divisa che per un incontro di calcio ci rimette la salute o peggio la vita, come il nostro Filippo Raciti. Non commento neppure, poi, l’orrore di vedere chi ci aggredisce allo stadio uscire il giorno dopo e tornare liberamente a casa sua come se nulla fosse accaduto, mentre a noi la domenica successiva la nostra dose di botte non ce la toglie nessuno”.

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Il COISP interveniente sulle dichiarazioni del ministro Alfano
Comunicati - News
Martedì 19 Luglio 2016 19:35

Da un lato si invitano 100.000 poliziotti a portare sempre al seguito l'arma e dall'altro viene votato il DDL TORTURA che lega le mani ai poliziotti.

Alfano la smetta di stupirci in negativo.

 

 

“Dopo il danno arriva la beffa” – perentoria la dichiarazione del Segretario Generale Provinciale del Co.I.S.P. Francesco LIPARI all'indomani delle dichiarazioni del Ministro Alfano in cui ha invitato tutti i poliziotti italiani a portare al seguito, anche liberi dal servizio, l’arma d’ordinanza.”E’ assolutamente inopportuno che il Ministro dell’ Interno, dapprima voti a favore del DDL sulla Tortura al Senato e poi come se nulla fosse inviti i poliziotti a portare sempre al seguito l’arma” – continua LIPARI – “ alle condizioni odierne si tratta di invitare i poliziotti a girare con un ingombro e un peso in più addosso e nulla più. Non si può votare una legge ritagliata su misura per ingabbiare e rendere impossibile il lavoro dei poliziotti e poi pensare che questi possano al di fuori dell’ orario di servizio effettuare qualsivoglia tipo di intervento, anche armato, senza nessuna garanzia di legge a loro tutela.”- incalza LIPARI – “ il Ministro sembra avere le idee confuse, le sue posizioni, palesano una chiara volontà di salvaguardare il governo di cui fa parte, e di contro invece fatica a capire che con le attuali regole, i poliziotti italiani che si trovassero coinvolti in un intervento rischierebbero di dover affrontare un calvario giudiziario lungo e dall'esito tutt'altro che scontato!!!!!!

 

Non ci resta che auspicare una redenzione del Ministro o attendere l'arrivo di un Ministro che tuteli i poliziotti.”

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Ultimo aggiornamento Martedì 19 Luglio 2016 19:36
 
il COISP al ministro sul porto d'arma, lei cosa farebbe
Comunicati - News
Giovedì 04 Agosto 2016 21:33

Sul porto d’arma il Coisp scrive al Ministro: “Ci volete armati fuori servizio ma i Prefetti non ci consentono di portare ciò che è più adatto e i rischi per noi sono sempre gli stessi. Lei cosa farebbe?”

 

 

“Signor Ministro, lei cosa farebbe?”

In tema di sicurezza e rischi per gli Operatori chiamati a compiti che non hanno i mezzi ed i presupposti per poter adempiere al meglio, dopo aver rivolto questa domanda a tutti gli italiani attraverso l’hashtag #voicosafareste, il Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, la rivolge adesso al Ministro dell’Interno, coinvolgendo nelle sue riflessioni anche il Capo della Polizia. In un’apposita lettera, infatti, Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, si rivolge ad Angelino Alfano ed a Franco Gabrielli, lamentando che : “Mentre viene richiesto alle Forze dell’Ordine un impegno sempre maggiore di attenzione e vigilanza, sia sugli obbiettivi di possibili attentati terroristici, che nell’espletamento dei servizi di Istituto, non abbiamo registrato, di converso, alcun passo formale nella direzione, più volte auspicata, di permettere agli Appartenenti delle Forze di Polizia di dotarsi di un’arma da portare al di fuori del servizio”.

“L’arma in dotazione a tutte le Forze dell’Ordine - spiega Maccari -, per le caratteristiche di peso ed ingombro, risulta essere poco adatta al porto per difesa personale ed all’occultamento sulla persona… La praticità e concretezza della realtà odierna si scontra contro i rifiuti, sistematici, che i Prefetti oppongono alle richieste dei poliziotti di portare (a proprie spese) fuori dal servizio (quindi gratis) un’arma (che si comprano da soli) adatta al porto per difesa. Le motivazioni che vengono opposte al rilascio delle licenze di porto d’arma suonano quasi grottesche: il Poliziotto, Carabiniere o Finanziere ha già un’arma, quindi usi quella. Non ci sono quindi, ma nemmeno ci potrebbero essere, opposizioni di carattere sostanziale sulla piena rispondenza dei requisiti degli Appartenenti alle Forze dell’Ordine al porto di un’arma, semplicemente gli si impedisce di portarne una diversa e più adatta…”.

“Il recente invito che è stato rivolto proprio da Lei, Sig. Ministro dell’Interno, agli Appartenenti delle Forze dell’Ordine di girare sempre armati - insiste il Segretario Generale del Coisp -, suona quindi quasi come una beffa.

I poliziotti chiedono di poter fare da anni ciò che Lei, Sig. Ministro, ha auspicato! Ma sono i Prefetti, dipendenti proprio dal suo Ministero, che lo impediscono! E siccome in Italia una regola è tale solo in presenza di eccezioni… la norma di riferimento (roba recente, …c’era ancora il Re Vittorio Emanuele III….!) è il Regio Decreto 6 Maggio 1940, n. 635 che all’art.73 prevede che il Capo di Polizia, i Prefetti, i Viceprefetti, gli Ispettori provinciali amministrativi, gli Ufficiali di P.S., i Pretori e i Magistrati addetti al Pubblico Ministero o all'ufficio di istruzione, sono autorizzati a portare senza licenza le armi di cui all'art. 42 della legge”.

“Se si vuole dare sostanza alle parole, oltre agli inviti servono anche i fatti. Nel caso del porto d’armi per il personale delle Forze dell’Ordine, attendiamo e auspichiamo che ciò accada subito - incalza Maccari che poi aggiunge un’ultima ma non meno determinante riflessione -: dato che le norme sulla legittima difesa e sull’uso legittimo delle armi pongono le Forze dell’Ordine sul banco degli imputati a prescindere ed a nostro carico nei processi esiste di fatto la ‘presunzione di colpevolezza’ mentre per i criminali la legge è sempre e comunque ipergarantista, forse sarebbe il caso di valutare se le nostre norme attuali siano efficaci a fronte della minaccia terroristica che si avvicina sempre più all’Italia e quella di varia criminalità di cui il nostro Paese non va certo esente.

Lei, Sig. Ministro, cosa farebbe dinanzi ad un uomo armato di machete che affetta donne e bambini su un treno?

Sparerebbe? E se manca il colpo? Se colpisce qualcuno che gli sta dietro? Perché nella vita reale si hanno uno o forse due secondi per decidere. Lei cosa farebbe?”.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Agosto 2016 21:36
 
poliziotto morto a Ventimiglia, il Governo ci uccide uno dopo l'altro
Comunicati - News
Lunedì 08 Agosto 2016 20:59

Poliziotto morto a Ventimiglia, l’ira del Coisp: “Lo ha ucciso il Governo. Siamo stufi di contare morti e feriti mentre per tutte le altre categorie, compresi i delinquenti, si fa sempre di più…”

 

“Viva e vera solidarietà alla famiglia di Diego Turra. Il nostro collega non è stato ucciso da un infarto, ma è stato stroncato, come i tanti di noi che ci lasciano la vita o la salute, dall’indifferenza di un Governo che non merita la dedizione di uomini e donne trattati come schiavi. Quella di Dego è la cronaca di una morte annunciata, come quella di tanti altri che si trascinano, giorno dopo giorno e con una resistenza al limite dell’umano, in un lavoro non riconosciuto sotto alcun profilo. Un lavoro logorante, ormai impossibile grazie a tutte le difficoltà che ci troviamo di fronte non solo a causa della criminalità e della violenza dei delinquenti, ma oramai soprattutto della violenza di chi non fa che usarci come oggetti, bambole di pezza da buttare via quando sono inservibili. I livelli di tensione e di stress del nostro lavoro sono ben noti, ed oltre tutto in zone come Ventimiglia e molte altre sparse per l’Italia, si raggiungono livelli di stanchezza e di sfruttamento inimmaginabili. Morire di infarto è il minimo che ti può capitare se porti la divisa”.

Dopo la morte del Poliziotto Diego Turra, deceduto in servizio durante gli scontri dell’altro ieri a Ventimiglia in occasione della protesta dei no border, scoppia l’ira del Coisp, che per bocca del suo Segretario Generale, Franco Maccari, insorge contro “un trattamento inaccettabile – aggiunge –, che ci vede sempre all’ultimo posto di un’agenda politica scandalosamente menefreghista di fronte alle necessità del sistema sicurezza e dei suoi Operatori. La cosa, oltre tutto, non fa che apparire ancora più grave se vista nell’ottica dell’emergenza immigrazione, che ci costringe ad ancor più sfiancanti ritmi nell’ambito di servizi inadeguati, inefficienti, assurdi ed irresponsabili”.

“Al nostro collega, alla sua famiglia ed a tutto il Corpo di Polizia – insiste Maccari – non serve la solidarietà e non servono le condoglianze e gli elogi di Renzi, Alfano e compagni. Sono anzi un insulto alla vita di un uomo ucciso dal suo lavoro, e di tutti gli altri che sono Vittime di un dovere amato quanto ingrato.

Sono un insulto a fronte della totale mancanza di impegno nei confronti del personale in divisa, mandato in strada ad un’età assurdamente alta, mandato in strada senza mezzi e senza dotazioni adeguate, mandato in strada in un numero esiguo e pericolosissimo, mandato in strada a fronteggiare e sostenere gli effetti nefasti di azioni di governo inadeguate, egoistiche, dilettantesche, che volontariamente i nostri politici e governanti fanno gravare con tutto il loro peso sulle spalle del personale in divisa, così che ogni drammatica conseguenza sulla nostra salute connessa al lavoro è praticamente frutto del loro dolo.

In Italia è chi ci governa senza sostenerci, senza tutelarci, senza garantirci e senza darci i mezzi adeguati che ci uccide, uno dopo l’altro. Purtroppo, però, in Italia pagano anche per i loro errori colposi, e dunque neppure voluti, solo ed unicamente gli Appartenenti alle Forze dell’Ordine. Tutti gli altri, compresi i delinquenti, possono dormire sonni tranquilli perché tanto per loro si fa sempre di più e gli si chiede conto sempre di meno”.

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