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AGGREDIRE I POLIZIOTTI... BEI MOTIVI UMANITARI
Comunicati - News
Domenica 14 Maggio 2017 17:47

Tre Poliziotti in ospedale per l’aggressione di quattro immigrati, due dei quali con permesso di soggiorno per motivi umanitari, il Coisp: “Ottimo modo per manifestare il bisogno di essere salvati in Italia…”

 

“Siamo veramente stufi di assistere all’inefficienza ed all’approssimazione di un sistema di cui facciamo le spese a causa del nostro lavoro. Stufi di dover allungare quotidianamente la lista dei colleghi che finiscono in ospedale a causa di un fenomeno immigratorio in cui si finge che tutto sia sotto controllo, senza ammettere che qualcosa non va. Stufi di vedere che troppi si nascondono dietro al paravento del bisogno di essere salvati per delinquere sfacciatamente in Italia, certi che provenire da zone del mondo dove la vita è indubbiamente difficile sia il lasciapassare per vivere al di sopra delle Leggi di uno Stato che accoglie senza i dovuti severi controlli, senza la dovuta severissima reazione alla commissione di reati ed al mancato rispetto delle norme. Stufi di assistere alle aberranti situazioni come quella verificatasi a Pordenone dove i colleghi sono stati aggrediti e mandati in ospedale da quattro immigrati due dei quali con permesso di soggiorno ‘per motivi umanitari’. Stufi di queste assurde prese in giro. Pretendiamo che questi soggetti vengano espulsi alla velocità della luce dall’Italia”.

Furioso commento di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo l’ennesima notizia di un’aggressione alle Forze dell’Ordine da parte di immigrati registrata a Pordenone. Qui, due equipaggi della Polizia sono stati attaccati da un gruppo di stranieri dopo essere intervenuti per sedare una rissa a seguito della chiamata di alcuni cittadini. Gli immigrati alla vista dei Poliziotti hanno reagito con ancor più violenza e li hanno aggrediti, tanto che alla fine tre Agenti sono finiti in ospedale con prognosi di 40, 10 e 5 giorni, prima che l’intervento di altre pattuglie consentisse il faticoso arresto dei responsabili grazie all’uso dello spray antiaggressione, mentre una Volante è stata seriamente danneggiata. I seguenti ulteriori controlli e perquisizioni hanno consentito di ritrovare della droga ai fermati, due dei quali, come hanno precisato i media, sono uomini di origine pakistana cui le Commissioni per il diritto d’asilo avevano concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

“Siamo indignati ma non particolarmente sorpresi - insiste Maccari -, perché ben avvezzi ad immigrati che mentono clamorosamente e che arrivano in Italia ben consci dei metodi per sfuggire alle maglie della legalità e dare libero sfogo al più arbitrario dei comportamenti. Siamo inoltre tristemente avvezzi alle aggressioni nei confronti di chi porta la divisa da parte di tanti che ci vedono come dei nemici giurati. Ma non ci abitueremo mai al fatto che lo Stato non intervenga concretamente ed irremovibilmente per porre un minimo di raziocinio e di regole a questo immane ed epocale fenomeno che rischia di travolgere la sicurezza interna, dei cittadini e nostra, se non trova argini che limitino quantomeno gli abusi ed i comportamenti criminali. Chi non ha i requisiti per ottenere di restare in Italia non dovrebbe affatto entrarvi, e certamente chi delinque una volta entrato deve essere immediatamente cacciato”.

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Ultimo aggiornamento Domenica 14 Maggio 2017 17:48
 
stragi da 25 anni le loro idee camminano sulle nostre gambe
Comunicati - News
Lunedì 22 Maggio 2017 19:46

 Nel 25° anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio mentre anche il Coisp compie quegli anni: “Da un quarto di secolo le idee di quella parte migliore d’Italia camminano sulle nostre gambe”

 

“Venticinque anni fa moriva una parte dell’Italia migliore. Venticinque anni fa la restante buona Italia ‘rinasceva’ riscoprendo il coraggio, trovando una nuova voce per dire ‘fuori la mafia dallo Stato’, raccogliendo un’eredità inestimabile di idee, valori, principi, da continuare a far vivere nella memoria, nelle coscienze. Da venticinque anni - tanti ne ha questo nostro Coisp - quelle idee camminano sulle nostre gambe. Da venticinque anni quelle idee continuano a camminare sulle gambe dei Poliziotti italiani che già le condividevano, perché solo se una cosa ti appartiene sei disposto a morire per essa. Continuano a camminare in ogni quotidiano gesto di ogni Poliziotto al servizio dei cittadini, della legalità, della democrazia, delle Istituzioni; in ogni sforzo per continuare a ripetere che ricordare è un dovere, perché quelle morti non siano vane, perché non si arretri mai nel cammino di educazione, di cultura, di civiltà”.

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp Sindacato Indipendente di Polizia, in occasione del 25° anniversario degli eventi che segnarono inesorabilmente la storia del Paese quando, nelle stragi di mafia di Capaci e via D’Amelio del 1992, nel giro di quei drammatici 57 giorni persero la vita il Giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e gli Agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, il 23 maggio, e in seguito il Giudice Paolo Borsellino e gli Agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina, il 19 luglio.

Questo anniversario così importante ricorre proprio quando anche il Coisp compie i suoi 25 anni, “in una coincidenza di date - aggiunge Maccari - che simboleggia perfettamente l’assoluta e totale ispirazione e dedizione di questa Organizzazione a quell’eredità straordinaria lasciataci da uomini e donne che da mezzo secolo onoriamo, celebriamo in ogni angolo del Paese, in ogni modo, con iniziative concrete volte a cementare sempre di più il legame della buona Italia con chi l’ha rappresentata appieno e che propongano alle nuove generazioni un vero e concreto ideale a cui ispirarsi”.

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini, diceva Giovanni Falcone. E noi oggi, guardandoci indietro, siamo umilmente ma pienamente soddisfatti di aver tenuto fede a questo monito. Non solo con ogni cippo commemorativo, con ogni targa scoperta, con ogni struttura dedicata, con ogni intitolazione di strada, con ogni incontro, convegno, colloquio con le scuole, ma anche con ogni servizio svolto con amore, con dedizione, con fedeltà, con caparbietà, con sacrificio, dentro le volanti, dietro alle scrivanie, in mezzo ai vicoli, nelle piazze e nelle strade, ad ogni corteo, ad ogni operazione, ad ogni sbarco, ad ogni calamità, ad ogni cerimonia, ogni volta che guardiamo con volti rigati da lacrime di orgoglio feroce un tricolore sventolare. Quelle identiche sensazioni le proviamo anche guardando davanti a noi, certi che, un passo dopo l’altro, altre gambe continueranno a far camminare quelle idee che in questi 25 anni abbiamo contribuito fedelmente a portare avanti”.

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il COISP incontra il Capo della Polizia Franco Gabrielli
Comunicati - News
Martedì 04 Aprile 2017 22:35

Nel pomeriggio odierno la Segreteria Nazionale del COISP ha nuovamente incontrato il Capo della Polizia Prefetto Franco Gabrielli.

Si è trattato del quarto di una serie di incontri che con il Prefetto Gabrielli si è concordato di tenere al fine di analizzare e trovare giusta soluzione a molteplici problematiche che il COISP ha portato all’attenzione del Dipartimento.

Al Capo della Polizia è stata nuovamente rappresentata l'esigenza di disciplinare la mobilità del personale e sono stati puntualizzati i non pochi disagi che i Poliziotti che aspirano ad essere trasferiti sono costretti a subire a causa della mancanza di regole chiare e di trasparenza, regole che l’Amministrazione si era peraltro pure data (ma continua a disattendere) con la circolare del 14 maggio del 2012 con la quale erano stati introdotti nuovi criteri oggettivi e relativi parametri di valutazione finalizzati alla formazione di graduatorie a cui far riferimento per la mobilità a domanda del personale della Polizia di Stato dei ruoli dei Sovrintendenti, Assistenti ed Agenti che aspiri al trasferimento presso sede diversa da quella in cui presta servizio.

Al Prefetto Gabrielli è stata anche evidenziata la distorta applicazione della mobilità a domanda ai sensi dell'art. 55 DPR 335/82 il quale prevede che "Il trasferimento ad altra sede può essere disposto anche in soprannumero all’organico dell’ufficio o reparto quando la permanenza del dipendente nella sede nuoccia al prestigio dell’Amministrazione o si sia determinata una situazione oggettiva di rilevante pericolo per il dipendente stesso, o per gravissime ed eccezionali situazioni personali" ed è stato sottolineato che appare pressoché inverosimile condizionare la previsione di applicazione del predetto articolo, ovvero le gravissime ed eccezionali situazioni personali rappresentate dal dipendente, ai benefici previsti dalla legge 104/92. In poche parole oggi l'Amministrazione accorda il trasferimento al dipendente solo nel caso in cui i gravi motivi rappresentati siano condizioni di gravità legate a situazioni previste dalla legge quadro per i portatori di handicap.

Nel merito di quanto sopra il Capo della Polizia ha assicurato che a breve sarà riaperto il confronto con le OO.SS. per addivenire ad una circolare condivisa che regoli in modo chiaro e trasparente la mobilità a domanda del personale della Polizia di Stato.

Il COISP ha quindi denunciato al Capo della Polizia le innumerevoli ed annose problematiche relative al pagamento del trattamento di missione nei confronti del personale citato a testimoniare in Tribunale fuori dalla propria sede di servizio per fatti connessi all’espletamento del servizio o all’assolvimento di obblighi istituzionali.

In particolare, nel ricordare la circolare del 18 marzo 2009, recante prot. 557/RS/CN.10/0734, a firma dell’allora Capo della Polizia Prefetto Antonio Manganelli, con la quale per ciò che concerne il “Trattamento di missione” venne finalmente chiarito che il personale della Polizia di Stato comandato fuori della propria sede di servizio a testimoniare dinanzi all’A.G., per fatti conseguenti all’espletamento del servizio o all’assolvimento degli obblighi istituzionali, ha diritto, da parte della propria Amministrazione (non da altri!!), alla corresponsione del trattamento economico di missione, è stato lamentato che tali disposizioni sono state considerate carta straccia per moltissimi, tant’è che il più delle volte continua a verificarsi che i nostri colleghi, comandati a testimoniare fuori sede per ragioni connesse al servizio, ricevono dagli Uffici Amministrativo e Contabile l’anticipo delle spese di viaggio, vitto e alloggio, e poi tali Uffici, a distanza anche di anni, non avendo ricevuto dal Tribunale gli emolumenti per la testimonianza resa dal poliziotto, effettuano (senza alcuna preventiva comunicazione!!) una trattenuta sulla busta paga di quest’ultimo così da recuperare le somme non riscosse dall’A.G. o comunque ne chiedono l’immediato rimborso.

Si è anche rappresentato che in altre circostanze – sempre disattendendo la suddetta circolare – si è preteso che il personale vada a rendere la testimonianza fuori sede a proprie spese in quanto le stesse dovrebbero poi essere corrisposte dal Tribunale ….. che lo fa anche dopo 23 anni!

In buona sostanza, nonostante la suddetta circolare, si continua a negare ai poliziotti l’indennità di missione a carico della nostra Amministrazione, oppure si prelevano coattivamente dalle tasche dei predetti quei rimborsi che l’Amministrazione non è capace di farsi garantire dal Ministero della Giustizia.

Il Capo della Polizia, perso atto di quanto sopra, ha assicurato un immediato intervento con l'emanazione di un’apposita disposizione.

Il confronto è proseguito con l’analisi di alcune situazioni operative difficili con le altre Forze di Polizia sul territorio relativamente alle deleghe di indagini e/o accertamenti da effettuare.

Non poteva mancare da parte del Coisp la ribadita richiesta di analizzare compiutamente le attuali normative riguardanti le tutele legali con riferimento anche alle inaccettabili decisioni poste in essere molte volte dall’Avvocatura di Stato per quanto riguarda i pagamenti delle spese di difesa.

L’incontro con il Prefetto Gabrielli si è concluso affrontando brevemente alcune vertenze territoriali da tempo pendenti le quali saranno oggetto di specifici approfondimenti nel corso di un successivo incontro che si terrà a breve.

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ERA UN BEL PESCE D'APRILE ma solo in parte perchè la situazione dell'ordine pubblico è realmente vergognosa
Comunicati - News
Domenica 02 Aprile 2017 13:12

Ordine pubblico - Dopo i numeri identificativi….il “garante arbitro” delle controversie durante le manifestazioni.

 

MA, COME OGNI ANNO, IL NOSTRO PESCE D'APRILE E' STATO ANCHE LO SPUNTO PER TORNARE A PARLARE DI QUESTIONI CHE DANNEGGIANO LA SICUREZZA DEL PAESE!

Un nostro comunicato stampa di ieri 31 marzo portava a conoscenza di un emendamento che avrebbe dovuto essere presentato il 1° aprile 2017, in coincidenza con il giorno della promulgazione della Legge 121/81 che ha riformato la Pubblica Sicurezza italiana. Nell’emendamento veniva descritta la nuova figura del “garante arbitro” durante le manifestazioni di piazza, il quale, alla stregua di un arbitro di una partita di calcio, poteva “espellere” i poliziotti dagli schieramenti dei reparti inquadrati in servizio di ordine pubblico od addirittura i Funzionari, se avessero protestato troppo.

Denunciavamo che si trattava di uno scandalo che si aggiunge a quello dei “numeri identificativi”, vera e propria ossessione dimostrata da anni da parte di alcuni politici che hanno colpevolmente assecondato il partito trasversale dell’antipolizia, i cui seguaci non si preoccupano di garantire manifestazioni democratiche a tutti cittadini, ma solo di proteggere i violenti che, ormai quotidianamente, usano ogni occasione per vandalizzare i beni pubblici ed assaltare le Forze dell’Ordine.

Ebbene, pur trattandosi di un Pesce d’Aprile, quanto da noi denunciato non è certo lontano dall’attualità.

I Poliziotti, difatti, subiscono ad ogni manifestazione non solo le violenze di gruppi sempre più spavaldamente alla ricerca dello scontro ad ogni costo, ma anche gli altrettanto puntuali assalti mediatici di opinionisti, politicanti e pseudo rappresentanti i quali amano continuare l’opera di chi ci vernicia di rosso le divise, scagliandosi pretestuosamente contro le Forze dell’Ordine.

Una formidabile tenaglia tra piazza e media in cui rimangono schiacciati i Tutori dell’Ordine, le cui difese vengono prese sempre da troppo pochi tra coloro che hanno la possibilità di farlo.

È drammaticamente ironico quanto denunciato nel comunicato stampa di ieri, sull’assenza totale di qualsiasi pena “per chi ci aggredisce violentemente con ogni mezzo”. Noi scherzavamo sull’“ammonizione verbale del cittadino e sulla somma di ammonizioni comminate dal “garante arbitro” che avrebbero comportato per l’incolpato di saltare la manifestazione seguente!

Nella cruda e triste realtà invece i “ragazzi che sbagliano”, quei pochissimi che fermiamo durante gli assalti alle divise, non “saltano nemmeno un turno” e se ne vanno indisturbati dopo un paio d’ore, in attesa di processi che finiranno in un patetico rimbrotto, come accaduto anche di recente.

La nostra speranza è che si decida, oggi, che le violenze non possano venire considerate “normali” che si smetta di parlare di “scontri tra polizia e manifestanti”, perché i poliziotti nelle piazze non sono una parte contrapposta ad un’altra. Solo lì per difendere i cittadini dalle violenze, i lavoratori dalle violenze, i manifestanti dalle violenze. Chi sceglie la strada dello scontro, della devastazione, deve pagarne anche le conseguenze.

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