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relazione 7 Congresso Nazionale di Franco Maccari - il coraggio di cambiare
Convegni - 7° Congresso Nazionale - 24 e 25 maggio 2017
Giovedì 25 Maggio 2017 20:42

Cari Amici, preg.me Autorità e graditi Ospiti,

 

vi porgo il mio più caloroso saluto ed il benvenuto al 7° Congresso Nazionale del Co.I.S.P.

Avrei dovuto limitarmi a riepilogare quanto fatto dal Co.I.S.P. in questi ultimi quattro anni, dal precedente Congresso ad oggi. Discuterò, invece, non solo delle iniziative e delle battaglie sindacali, delle rivendicazioni e dei risultati conseguiti, non pochi a dire il vero, ma della sostanza dei nostri Valori fondanti: Indipendenza, Solidarietà, Onestà e Trasparenza.

Parlerò, soprattutto, del Coraggio di andare avanti per la propria strada, di non retrocedere mai davanti alle pressioni ed ai ricatti, del fatto che serve Coraggio per seguire con coerenza, un giorno dopo l’altro e fino in fondo, i propri Ideali, per essere veramente Sindacato e non pseudo-sindacato come tanti altri, per essere ciò che è diventato il motto di questo Congresso: “Duri ma corretti…sempre!”

Il Coraggio anche di cambiare … cambiare non per piegare gli Ideali a convenienze o verso nuove rotte dettate dall’opportunismo ma, all’opposto, proprio per mantenere vivi tali Ideali, che sono la linfa della nostra esistenza.

Cambiare è stata la mia scelta di libertà quando, nel 2004, ho abbracciato la nostra bandiera della Vera Indipendenza Sindacale.

Negli anni abbiamo cercato e voluto un fronte sindacale unito e, con grande forza di volontà, permettetemi di sottolinearlo, siamo riusciti ad ottenerlo mettendo in moto quei meccanismi che hanno fatto riassumere al problema Sicurezza un ruolo centrale nel dibattito politico e nella società. Poi, noi abbiamo proseguito sulla stessa strada, con gli stessi intenti e scopi. Altri hanno preso strade più facili e convenienti per loro stessi.

La disintegrazione di quel che rimaneva del cartello unitario ha evidenziato, ancora una volta, quanto gli interessi dei colleghi siano lontani dal cuore di taluni.

Auspicherei che diventasse obbligatorio, per tutti coloro che si assumono l’onere di rappresentare altri, il guardarsi allo specchio ogni mattina ripetendo che il proprio riferimento non è solo un “lavoratore” ma “quanti la Patria ha chiamato ad assicurare, tra i suoi cittadini, concordia, onestà e pace”.

Servire il Paese da Poliziotti non è una scelta obbligata, come non lo è quella di proteggere i cittadini dai crimini, le leggi dall’ingiustizia. Si può, egoisticamente, vivere tutta la vita senza fare nulla per gli altri ma chi sceglie di indossare questa divisa della Polizia di Stato, sceglie anche di porre la vita degli altri al di sopra della propria.

Siamo noi, ogni giorno, il biglietto da visita dello Stato, soprattutto quando, come fa il Co.I.S.P., ci apriamo al territorio in cui operiamo con una serie interminabile di iniziative, convegni, tavole rotonde, interazioni con gli studenti, iniziative benefiche negli ospedali, feste per i bambini.

Perché nell’epoca dei disvalori, dell’arroganza da social, della codarda violenza virtualizzata, siamo per primi noi Poliziotti, in carne ed ossa, ad aver capito che una società cresce sana solo se si interagisce attivamente coltivando la cultura della legalità.

I cittadini non hanno bisogno solo di eroi, ma soprattutto di affidabilità, presenza costante fatta di punti di riferimento concreti, reali.

I Poliziotti sono donne e uomini che vanno consapevolmente incontro alle incognite del rischio, della criminalità che ti aggredisce alle spalle, dei vigliacchi che circondano il più debole, del pericolo. Dove in molti si girano dall’altra parte, noi corriamo.

Venticinque anni fa altri angeli hanno sentito solo il silenzio dopo il fragore delle bombe a Capaci ed in Via d’Amelio: per molti di noi qui presenti, quello fu il punto di non ritorno nell’impegno a ridare loro voce ed urlare che rappresentavamo lo Stato per i criminali che ci facevano a pezzi, ma non per buona parte dell’apparato politico, non per tutti i governanti. Accadeva già così anche negli anni di piombo. Oggi la sistematica delegittimazione verso chi rappresenta lo Stato indossando una divisa ha altri nomi e forme, ma medesime radici.

I tempi sembrano molto diversi, ma chi c’era allora e c’è ancora oggi sa che gli scopi sono i medesimi, sono solo cambiati i modi della comunicazione, i nomi degli apparati che non hanno volti e non rispondono dell’inerzia e dell’inefficienza che poi noi scontiamo quotidianamente sulla strada e negli uffici.

Chi glielo fa fare ad un Poliziotto che condanna sé stesso, ma spesso anche la propria famiglia, ad una vita fatta di turni, ferie e feste saltate, stress sempre crescente.

Certamente il Poliziotto non lo fa per la gloria, che arriva e dura solo il giorno del funerale.

Anche se lo dimentichiamo troppo in fretta, ciò che noi facciamo ha un impatto quotidiano e profondo sui cittadini e nella società in cui viviamo.

Ebbene, se essere bersagli dei criminali fa parte dei rischi del nostro lavoro, ciò che nessun Poliziotto al mondo accetta è di trovarsi alla gogna quando non fa nulla di sbagliato nel proteggere i buoni dai cattivi.

Il Co.I.S.P., in questi anni, ha dato voce ai colleghi che non avevano nessuno al loro fianco perché erano diventati scomodi, colpevoli a prescindere …. ma soprattutto sacrificabili sull’altare pagano della convenienza politica o del becero opportunismo.

Il Co.I.S.P., che nasceva anch’esso venticinque anni fa, oggi realizza appieno la propria missione statutaria di salvaguardare l’Indipendenza e l’Autonomia del Sindacato da qualsiasi condizionamento esterno ed interno. Sin dalla fondazione il Co.I.S.P. era una voce fuori dal coro che reclamava l’Indipendenza Sindacale della Polizia come necessità primaria per i Poliziotti. Di quell’idea io ero innamorato da sempre ed ho combattuto perché, con nome diverso, fosse il faro di ogni azione di rappresentanza, quando non è stato più così, ho continuato nel Co.I.S.P. il medesimo ideale.

Il Coraggio di cambiare, la necessità di non tradire i Valori accomodandosi su una poltrona più comoda mi ha fatto guardare con fiducia, ogni giorno ed ogni notte, a qualunque sfida, problema, denuncia, in cui mi sono imbattuto in questi anni.

Il Co.I.S.P. oggi parla ed agisce con lo stesso spirito con cui 25 anni fa è nato.

Voi Delegati rappresentate in questo Congresso Nazionale ogni Ufficio, ogni Specialità, ogni Reparto della nostra Polizia di Stato. Le elezioni delle Segreterie Locali, Provinciali e Regionali, sono anch’esse e soprattutto frutto di un lavoro che è durato mesi, ma che si è lungamente consolidato negli anni.

Devo rendere merito ad ognuno di Voi ed ai colleghi iscritti al Co.I.S.P. di “aver scelto di voler scegliere”, riconoscendo le Idee e resistendo agli infimi ricatti di chi voleva, ma ancora vorrebbe, che il Co.I.S.P. non sia più ciò che era e ciò che è: una voce fuori dal coro che evidenzia con le proprie battaglie l’inerzia, i silenti burocrati o gli interessi oscuri, di chi non fa ed aspetta colpevolmente che passi un po’ di tempo, anche davanti alle peggiori ingiustizie, basta che il fango in cui vengono scaraventati i Poliziotti non sporchi nemmeno le loro scarpe.

Guardatevi intorno. Quanto sono lunghi i silenzi opportunisti? Quanto improvvise le fiammate di finto orgoglio di appartenenza che si accendono e spengono a comando?

A chi sottolinea che i numeri gli danno ragione rispondo che i numeri invece gli danno torto marcio: se la rappresentanza è responsabilità allora il silenzio di chi rappresenta di più rende ancora più evidente il vuoto che ne caratterizza l’azione. Se invece i numeri servono per ricattare colleghi ed Amministrazione, allora che scompaia il nome Sindacato dalle sigle, perché non si meritano di definirsi tale: si chiamino “associazione interessata di stampo opportunistico”, che gli si addice meglio!

Il Co.I.S.P. ha fatto e sta portando avanti battaglie epocali che hanno dato e daranno risultati nel corso degli anni: siamo stati i soli, ma forse lo saremo ancora, a sostenere non ciò che fa guadagnare una tessera ed un favore oggi, ma ciò che deve migliorare la vita dei Poliziotti, magari tra cinque o dieci anni. Lo facciamo nelle aule dei Tribunali costituendoci parte civile nei processi contro chi ci infanga, nelle commissioni centrali per ottenere appalti trasparenti e forniture di mezzi efficaci. Non fossimo i soli a dare voce a tanti problemi comuni a tutti i colleghi, i risultati arriverebbero certamente prima. Ci troviamo spesso a lottare contro interessi personali che nascono e si nascondono dietro decisioni che sembrano lontane, ma che poi dispiegano per anni i propri nefasti effetti ed a cui è difficilissimo porre rimedio.

L’impegno e la pazienza da un lato ed il Coraggio di cambiare, di innovare: nel COISP abbiamo Uffici Nazionali che si dedicano ai settori più specifici, abbiamo scommesso sulla comunicazione e la trasparenza e non abbiamo timore di pubblicare tutti gli interventi, siano essi rivolti al Dipartimento od all’opinione pubblica, così come non temiamo di dare spazio e pubblichiamo la voce di chiunque, anche se si tratta di critiche a noi rivolte.

Il nostro DNA ci rende unici ed è ciò che guida le nostre scelte: poi c’è chi cerca di copiarci e, come una borsa falsa, si rompe appena il peso si fa un po’ più difficile da sostenere.

Come dicevo all’inizio, oggi necessariamente debbo citare alcune tappe di questi anni intensissimi. Ricordo una frase della mia relazione al 6° Congresso: “Ci apprestiamo a rinnovare i nostri vertici, ma non è importante chi guiderà il Co.I.S.P. per i prossimi anni, è invece imprescindibile che rimangano inalterati i principi ed i valori che oggi sono le fondamenta di questo Sindacato e che per poter ancora far bene nel futuro dovranno sempre determinarne gli atti, le strategie e le conseguenti decisioni”.

In quattro anni, ma per meglio dire, nei quattordici anni dal mio, e per moltissimi “nostro”, ingresso al Co.I.S.P. sono cambiate molte cose, ma non è mai mutata la determinazione a dare al Collega ogni sostegno possibile affinché possa essere tutelato al meglio nella propria attività.

Dei tanti obiettivi che ci eravamo prefissi quattro anni fa, ne abbiamo realizzati gran parte. Molti altri se ne sono aggiunti o vanno ancora affrontati.

L’insediamento del nuovo Capo della Polizia Franco Gabrielli ha rappresentato finalmente un nuovo atteggiamento nei confronti delle tante problematiche che chiedono soluzione, le quali, purtroppo, per anni sono state vergognosamente lasciate marcire.

 

Il popolo del Co.I.S.P. ha votato nel nostro sondaggio online Franco Gabrielli come il Capo che voleva. Beh, avevamo visto giusto: la determinazione che questo Capo dimostra nel perseguire gli obiettivi istituzionali passa anche attraverso il costante dialogo con i Sindacati ed è questo ciò che il Co.I.S.P. chiedeva da anni: rappresentare, discutere, decidere. Per essere veramente tutti dalla stessa parte bisogna vivere in mezzo ai Poliziotti: Franco Gabrielli lo fa e glielo vogliamo riconoscere pubblicamente.

Ebbene, quel dialogo - che auspico si continui a privilegiare anche negli anni a venire - permetterà di giungere a soluzioni per fermare l’emorragia di fiducia che i Poliziotti italiani hanno subito in questi anni nei confronti della professione e del loro ruolo nella società, in cui ha pesato certamente l’assenza di tutele da chi li rappresentava istituzionalmente.

Di certo non sarà facile, lo abbiamo visto durante le trattative di questi mesi sugli argomenti più disparati, ma il Co.I.S.P. continuerà a fare la propria parte, non sottraendosi mai al confronto costruttivo, contrariamente a chi hanno disertato persino le riunioni più urgenti, adducendo in maniera ridicola anche le “avverse condizioni meteo”.

Beh, Seneca scrisse nelle sue lettere “Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa in quale porto vuol approdar” …… ed i capitani di certe “navi container” sindacali ricordano da vicino il comandante del Titanic: vanno oltre il buon senso e si portano dietro ignari passeggeri per vincere gare di cui non frega nulla a nessuno, tranne che al loro ego.

Noi siamo diversi, siamo migliori sia dentro che fuori! Per tale motivo dobbiamo sempre rivendicare con tutta la nostra forza l’appartenenza al Sindacato che ha scelto di porre davanti a tutto l’Onestà, la Trasparenza e la Solidarietà.

Il Co.I.SP. è quel Sindacato che nasce dall’esigenza di riappropriarci di ciò che ogni giorno ci rende orgogliosi di servire uno scopo ed un ideale.

 

Noi siamo il Co.I.S.P.! Non dimentichiamolo mai!!

 

Grazie per l’attenzione e l’affetto. Viva il Co.I.S.P., viva la Polizia!

 

Buon Sindacato a tutti e….. “Duri ma corretti …sempre!”

 

 

Franco Maccari

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Maggio 2017 20:52
 
il Capo della Polizia ha aperto il Congresso Nazionale del COISP
Convegni - 7° Congresso Nazionale - 24 e 25 maggio 2017
Giovedì 25 Maggio 2017 20:39

In apertura del 7° Congresso Nazionale del Coisp il saluto e l’augurio di Gabrielli: “Io qui per dovere e per piacere, esalto il rispetto reciproco che ci contraddistingue e che fa grande la Polizia di Stato”

 

“Costruiamo e manteniamo questo forte e necessario senso di appartenenza che non passa solo per la difesa della ‘nostra gente’, ma anche per la difesa della nostra Amministrazione. Capo della Polizia, dirigenti, Segretari Sindacali… le persone passano, ma l’Amministrazione, la Polizia di Stato resta.

L’Amministrazione è una e fatta da tutti noi. Noi esistiamo per il servizio che rendiamo alla gente, e saremo tanto più forti e sani quanto più saremo coesi, e capaci di rappresentarci correttamente alla comunità. E’ una sfida che riguarda gli apparati, ma anche e soprattutto ogni singolo Poliziotto”.

Questo uno dei passaggi salienti dell’intervento del Capo della Polizia, Franco Gabrielli, che ha portato il proprio saluto e il proprio augurio in apertura del 7° Congresso Nazionale del Coisp Sindacato Indipendente di Polizia.

E Gabrielli, ha continuato a parlare strappando un applauso dietro l’altro alla vasta platea, davanti a cui si è presentato in mattinata “per dovere e per piacere – ha spiegato -. Per dovere, perché un momento Congressuale è la massima espressione della vita democratica di un’Organizzazione Sindacale, e deve vedere il Dipartimento molto interessato in quanto espleta i suoi effetti anche su di esso, e quindi ho il dovere di portare il saluto mio e dell’Amministrazione nella sua essenza. Ma soprattutto per piacere, per l’affetto, la considerazione e il rispetto che il Coisp ha portato alla mia persona e all’Amministrazione che rappresento, in un rapporto dialettico sempre corretto che ci ha contraddistinto. Perché va detto che anche la critica è indispensabile. Quello che deve piuttosto preoccupare è il pensiero unico. E al Coisp riconosco l’assoluta serietà nei modi e nei termini con cui porta avanti la dialettica interna. Il Coisp ha indubbiamente un grande merito per come conduce il confronto, e la cosa si è vista una volta di più sulla recente questione del riordino della carriere”.

“Insisto a dire – ha aggiunto Gabrielli - che questo è il migliore dei riordini possibili al momento, al quale stiamo ancora lavorando per ulteriori miglioramenti, e in sede di discussione in merito il Coisp è stato ancora una volta corretto e responsabile. Ha mantenuto una posizione non meramente antagonista, pur se è rimasto totalmente e irremovibilmente coerente nella difesa degli interessi dei colleghi”.

“Questo è ciò che auspico e chiedo al Coisp qualunque sia la fisionomia che avrà dopo oggi – ha aggiunto il Capo della Polizia -. Di continuare a costruire assieme questo forte e necessario senso di appartenenza che non passa solo per la difesa della ‘nostra gente’ ma per la difesa della nostra Amministrazione. Il Coisp ha fatto tanto parlare di sé, qualcuno dice a volte ‘sopra le righe’, ma lo spirito con il quale si è sempre mosso è stato quello della salvaguardia del Corpo e dei Poliziotti. E la nostra forza è l’Amministrazione, di cui è indispensabile salvaguardare la tradizione, la storia. Io ho visto con i miei occhi, a volte, la capacità di sopportazione che donne e uomini della Polizia hanno in certe situazioni, e mi mortifico quando mi ritrovo davanti agli stessi problemi che non sono stati risolti. Ecco perché dico che non si deve certo andare nella direzione del pensiero unico, anzi. In questo senso il primo ‘anarchico’ sono io, perché chi solleva i problemi spesso riesce a dare l’input, la spinta giusta verso le soluzioni. E però questo non deve mai farci dimenticare che noi esistiamo per il servizio che rendiamo alla gente, che ci guarda, che ci giudica. E l’Amministrazione sarà tanto più forte e saprà tanto meglio presentarsi alla comunità quanto più sarà coesa e capace di rappresentarsi correttamente all’esterno. Questa è una sfida che riguarda gli apparati, ma anche e soprattutto le singole poliziotte e i singoli poliziotti. Non lasciamo mai che ‘la pancia’ sublimi le istanze e le scelte che invece devono essere sempre dettate dal bene comune. In questo senso – ha concluso Gabrielli dando l’appuntamento al Convegno Nazionale del pomeriggio durante il quale è prevista la sua relazione – rinnovo al Coisp il mio apprezzamento e porgo non solo come Capo della Polizia, ma come Franco Gabrielli, i miei migliori auguri”.

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stragi da 25 anni le loro idee camminano sulle nostre gambe
Comunicati - News
Lunedì 22 Maggio 2017 19:46

 Nel 25° anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio mentre anche il Coisp compie quegli anni: “Da un quarto di secolo le idee di quella parte migliore d’Italia camminano sulle nostre gambe”

 

“Venticinque anni fa moriva una parte dell’Italia migliore. Venticinque anni fa la restante buona Italia ‘rinasceva’ riscoprendo il coraggio, trovando una nuova voce per dire ‘fuori la mafia dallo Stato’, raccogliendo un’eredità inestimabile di idee, valori, principi, da continuare a far vivere nella memoria, nelle coscienze. Da venticinque anni - tanti ne ha questo nostro Coisp - quelle idee camminano sulle nostre gambe. Da venticinque anni quelle idee continuano a camminare sulle gambe dei Poliziotti italiani che già le condividevano, perché solo se una cosa ti appartiene sei disposto a morire per essa. Continuano a camminare in ogni quotidiano gesto di ogni Poliziotto al servizio dei cittadini, della legalità, della democrazia, delle Istituzioni; in ogni sforzo per continuare a ripetere che ricordare è un dovere, perché quelle morti non siano vane, perché non si arretri mai nel cammino di educazione, di cultura, di civiltà”.

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp Sindacato Indipendente di Polizia, in occasione del 25° anniversario degli eventi che segnarono inesorabilmente la storia del Paese quando, nelle stragi di mafia di Capaci e via D’Amelio del 1992, nel giro di quei drammatici 57 giorni persero la vita il Giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e gli Agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, il 23 maggio, e in seguito il Giudice Paolo Borsellino e gli Agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina, il 19 luglio.

Questo anniversario così importante ricorre proprio quando anche il Coisp compie i suoi 25 anni, “in una coincidenza di date - aggiunge Maccari - che simboleggia perfettamente l’assoluta e totale ispirazione e dedizione di questa Organizzazione a quell’eredità straordinaria lasciataci da uomini e donne che da mezzo secolo onoriamo, celebriamo in ogni angolo del Paese, in ogni modo, con iniziative concrete volte a cementare sempre di più il legame della buona Italia con chi l’ha rappresentata appieno e che propongano alle nuove generazioni un vero e concreto ideale a cui ispirarsi”.

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini, diceva Giovanni Falcone. E noi oggi, guardandoci indietro, siamo umilmente ma pienamente soddisfatti di aver tenuto fede a questo monito. Non solo con ogni cippo commemorativo, con ogni targa scoperta, con ogni struttura dedicata, con ogni intitolazione di strada, con ogni incontro, convegno, colloquio con le scuole, ma anche con ogni servizio svolto con amore, con dedizione, con fedeltà, con caparbietà, con sacrificio, dentro le volanti, dietro alle scrivanie, in mezzo ai vicoli, nelle piazze e nelle strade, ad ogni corteo, ad ogni operazione, ad ogni sbarco, ad ogni calamità, ad ogni cerimonia, ogni volta che guardiamo con volti rigati da lacrime di orgoglio feroce un tricolore sventolare. Quelle identiche sensazioni le proviamo anche guardando davanti a noi, certi che, un passo dopo l’altro, altre gambe continueranno a far camminare quelle idee che in questi 25 anni abbiamo contribuito fedelmente a portare avanti”.

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AGGREDIRE I POLIZIOTTI... BEI MOTIVI UMANITARI
Comunicati - News
Domenica 14 Maggio 2017 17:47

Tre Poliziotti in ospedale per l’aggressione di quattro immigrati, due dei quali con permesso di soggiorno per motivi umanitari, il Coisp: “Ottimo modo per manifestare il bisogno di essere salvati in Italia…”

 

“Siamo veramente stufi di assistere all’inefficienza ed all’approssimazione di un sistema di cui facciamo le spese a causa del nostro lavoro. Stufi di dover allungare quotidianamente la lista dei colleghi che finiscono in ospedale a causa di un fenomeno immigratorio in cui si finge che tutto sia sotto controllo, senza ammettere che qualcosa non va. Stufi di vedere che troppi si nascondono dietro al paravento del bisogno di essere salvati per delinquere sfacciatamente in Italia, certi che provenire da zone del mondo dove la vita è indubbiamente difficile sia il lasciapassare per vivere al di sopra delle Leggi di uno Stato che accoglie senza i dovuti severi controlli, senza la dovuta severissima reazione alla commissione di reati ed al mancato rispetto delle norme. Stufi di assistere alle aberranti situazioni come quella verificatasi a Pordenone dove i colleghi sono stati aggrediti e mandati in ospedale da quattro immigrati due dei quali con permesso di soggiorno ‘per motivi umanitari’. Stufi di queste assurde prese in giro. Pretendiamo che questi soggetti vengano espulsi alla velocità della luce dall’Italia”.

Furioso commento di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo l’ennesima notizia di un’aggressione alle Forze dell’Ordine da parte di immigrati registrata a Pordenone. Qui, due equipaggi della Polizia sono stati attaccati da un gruppo di stranieri dopo essere intervenuti per sedare una rissa a seguito della chiamata di alcuni cittadini. Gli immigrati alla vista dei Poliziotti hanno reagito con ancor più violenza e li hanno aggrediti, tanto che alla fine tre Agenti sono finiti in ospedale con prognosi di 40, 10 e 5 giorni, prima che l’intervento di altre pattuglie consentisse il faticoso arresto dei responsabili grazie all’uso dello spray antiaggressione, mentre una Volante è stata seriamente danneggiata. I seguenti ulteriori controlli e perquisizioni hanno consentito di ritrovare della droga ai fermati, due dei quali, come hanno precisato i media, sono uomini di origine pakistana cui le Commissioni per il diritto d’asilo avevano concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

“Siamo indignati ma non particolarmente sorpresi - insiste Maccari -, perché ben avvezzi ad immigrati che mentono clamorosamente e che arrivano in Italia ben consci dei metodi per sfuggire alle maglie della legalità e dare libero sfogo al più arbitrario dei comportamenti. Siamo inoltre tristemente avvezzi alle aggressioni nei confronti di chi porta la divisa da parte di tanti che ci vedono come dei nemici giurati. Ma non ci abitueremo mai al fatto che lo Stato non intervenga concretamente ed irremovibilmente per porre un minimo di raziocinio e di regole a questo immane ed epocale fenomeno che rischia di travolgere la sicurezza interna, dei cittadini e nostra, se non trova argini che limitino quantomeno gli abusi ed i comportamenti criminali. Chi non ha i requisiti per ottenere di restare in Italia non dovrebbe affatto entrarvi, e certamente chi delinque una volta entrato deve essere immediatamente cacciato”.

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