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portare Amnesty in giudizio, c'e' un limite alle stupidaggini che si possono dire
Comunicati - News
Giovedì 03 Novembre 2016 19:15

Rapporto di Amnesty in cui si accusa la Polizia di violenze e abusi sui migranti, scoppia l’ira del Coisp: “Devono rispondere in giudizio di tante oscenità. C’è un limite alle stupidaggini che si possono dire

 

“Amnesty International deve essere portata davanti all’Autorità giudiziaria. Accusare la Polizia italiana di violenze, torture, abusi, considerato che si tratta di cose del tutto fasulle, dovrà pur comportare una conseguenza. Oppure questo Paese è veramente lasciato in mano a chiunque voglia tentare di gettare discredito sulle sue Istituzioni e sui suoi rappresentanti incrinando così la fiducia dei cittadini e delegittimando i suoi Servitori più fedeli? Noi non sentivamo affatto la mancanza di improvvidi interventi come quelli del signor De Bellis che, forte dell’appartenenza a un’associazione che ormai fa più politica che altro pensa, data la sua bravura a cavalcare l’onda del momento dando ai Poliziotti dei torturatori senza scrupoli, di poter fare e dire ciò che vuole senza assumersi alcuna responsabilità.

Ma purtroppo quegli interventi giungono, saltuariamente, a gettare nuove ondate di fango su gente che lavora senza sosta e che fronteggia a costo di sacrifici personali pesantissimi le migrazioni di massa di questi anni, che stanno mettendo in ginocchio l’intero Paese che non crolla solo grazie agli Appartenenti alle Forze dell’Ordine, su cui viene scaricato ogni problema, anche quelli che non gli competerebbero.

De Bellis e tutti i suoi compagni si mettano in fila per dire grazie invece di calunniare così gravemente un Corpo, come quello della Polizia di Stato, troppo facilmente oggetto della loro squallida demagogia”.

Scoppia l’ira di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo le notizie di stampa a proposito del rapporto reso pubblico oggi da Amnesty International, intitolato “Hotspot Italia: come le politiche dell’Unione europea portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti”, in cui si sostiene, in pratica, che le pressioni dell’Ue affinché il nostro Paese usi la “mano dura” nei confronti dei rifugiati e dei migranti avrebbero dato luogo a espulsioni illegali e a maltrattamenti che, in alcuni casi, possono equivalere a torture. “Determinati a ridurre il movimento di migranti e rifugiati verso altri stati membri, i leader europei hanno spinto le autorità italiane ai limiti, e talvolta oltre i limiti, della legalità”, ha dichiarato Matteo De Bellis, ricercatore di Amnesty International sull’Italia. “Il risultato è che persone traumatizzate, arrivate in Italia dopo esperienze di viaggio strazianti, vengono sottoposte a procedure viziate e in alcuni casi a gravi violenze da parte della polizia, così come a espulsioni illegali”, ha aggiunto De Bellis. Amnesty International, secondo quanto emerge dal rapporto, ha ricevuto denunce coerenti e concordanti di arresti arbitrari, intimidazioni e uso eccessivo della forza fisica per costringere uomini, donne e anche bambini appena arrivati a farsi prendere le impronte digitali.

Su 24 testimonianze di maltrattamenti raccolte da Amnesty International, in 16 si parla di pestaggi.

“Abbiamo letto una secca smentita del Viminale a quelle che, giustamente, sono state definite solo stupidaggini – insiste Maccari -, ma questo non basta. Rispetto all’immigrazione sopportiamo già abbastanza fra il lavoro, i rischi e l’inefficienza gestionale che assillano i nostri servizi, nonché le lamentele per ciò che facciamo, per ciò che non facciamo, per tutto e per il contrario di tutto. Sopportare adesso anche queste orrende accuse che si abbattono su un intero Corpo non si può. Ci aspettiamo una reazione ferma e decisa di Ministero e Dipartimento contro queste oscenità. Ci aspettiamo che per una volta si passi alla concreta e sacrosanta difesa dei Poliziotti italiani, chiedendo conto e ragione nelle opportune sedi a questi buffoni che fanno solo propaganda politica delle accuse ingiuste e fasulle sollevate contro la Polizia italiana”.

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droga, una battaglia vinta che non vogliamo piu' combattere
Comunicati - News
Lunedì 03 Ottobre 2016 18:13

Droga, il Coisp dopo il rinvio in Commissione della proposta di legalizzazione: “Una battaglia vinta che non vogliamo mai più dover combattere. La guerra agli stupefacenti non ammette compromessi”

 

“Quella contro la legalizzazione delle droghe non può e non deve essere una battaglia vinta ‘momentaneamente’. La guerra agli stupefacenti non ammette compromessi di alcun genere e quindi, pur esprimendo la massima soddisfazione per il risultato ottenuto alla Camera, che abbiamo invocato in ogni modo anche con la nostra martellante campagna mediatica, auspichiamo di non dover mai tornare a ripetere, in futuro, che l’Italia non può indulgere all’uso di sostanze illegali che danneggiano la salute pubblica, in alcun caso e per alcun motivo. Non è un fatto ragionieristico di guadagni per lo Stato o per chicchessìa, non è un fatto di defaticamento del sistema giudiziario, non è un fatto di ‘mettersi in linea’ con i tempi che cambiano, niente di tutto ciò. E’ solo un fatto chiaro e semplice: lo Stato non può dare il suo ‘via libera’ alla commercializzazione ed all’uso di sostanze nocive dagli effetti nefasti sulla vita dei cittadini”.

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la notizia che alla Camera è stato deciso il ritorno in Commissione Affari sociali della proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. Il testo, approdato in aula lo scorso luglio per la discussione generale con rinvio delle votazioni a settembre, non proseguirà quindi l’esame in assemblea ma riprenderà l’iter in Commissione.

“Nel merito abbiamo già detto e ripetiamo – insiste Maccari – quanto i nostri giovani non sarebbero affatto tutelati dalla legalizzazione della droga; come il mercato illegale persisterebbe e quello legale continuerebbe a fare del male agli assuntori con la ‘benedizione’ dello Stato. Legalizzare sostanze dannose non serve a nulla, non diminuisce il consumo, non le rende meno pericolose, non impoverisce la criminalità, non può essere usato come questione per defatigare il carico di lavoro investigativo o giudiziario. Oggi ancor di più rilanciamo la posizione nostra e di tanti professionisti che da una vita si occupano di questi argomenti hanno dettagliatamente spiegato l’assurdità e l’inutilità di legalizzare, primo fra tutti un ‘gigante’ come Paolo Borsellino via via fino al Procuratore Gratteri che si è speso in ogni modo, fino al convegno di questi giorni in Senato, contro un delirio concettuale oltre che pratico. Le Forze dell’Ordine proseguiranno senza sosta la lotta contro la droga, certi che questo faccia più che mai parte del nostro dovere di difendere i cittadini e soprattutto i nostri ragazzi”.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Ottobre 2016 18:23
 
scarcerato dopo il tentato rapimento, ma ci si indigna per una maglietta
Comunicati - News
Domenica 21 Agosto 2016 13:00

Clandestino arrestato per il tentato sequestro di una bimba e subito scarcerato in attesa della convalida, il Coisp: “Ma ovviamente nessuno si indigna, meglio discutere di una maglietta o fare le pulci solo a noi mettendoci in croce anche quando non c’è alcun valido motivo….”

 

“Mentre su tv e giornali si perdono fiumi di inchiostro e parole per discutere del nulla puntando il dito contro un politico che indossa una maglietta della Polizia non per andare a svaligiare una banca, ma in segno di rispetto e totale sostegno; e mentre i Poliziotti italiani trascorrono ogni giornata di servizio sapendo di stare sotto ad una lente puntata da chi non aspetta altro che trovare qualsiasi minima virgola per distruggerne carriere ed esistenze; altrove si ripete, ancora una volta purtroppo, la vergogna che può verificarsi solo in un sistema in cui non tutti, evidentemente, debbono rendere conto del proprio operato. Un presunto rapitore di bambini torna in libertà a stretto giro di posta dall’arresto, ma ovviamente nessuno osa indignarsi per questo. Meglio sollevare un vespaio di polemiche per attaccare chi fa il proprio dovere oltre tutto obbedendo a precisi ordini strumentalizzando ogni cosa a fini politici, piuttosto che chiedere conto a chi ha responsabilità delicatissime di scelte che, sinceramente, a volte appaiono davvero incomprensibili”.

Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta così quanto accaduto nel Ragusano, dove un uomo arrestato per il tentato rapimento di una bimba di 5 anni è stato rimesso subito in libertà in attesa dell’udienza di convalida rinviata ad altra data. Si tratta di un indiano di 43 anni, clandestino senza fissa dimora, fermato con l’accusa di sequestro di persona aggravato, finito in manette dopo che, secondo quanto gli è stato contestato, avrebbe tentato di portare via una bimba, avvicinata con fare amichevole, prima di essere scoperto e di essersi dato alla fuga, finché i Carabinieri lo hanno rintracciato e bloccato. Subito dopo l’arresto però l’uomo, che secondo i media avrebbe anche dei precedenti e che non ha obbedito al provvedimento di espulsione a suo carico, è stato rilasciato ed è rimasto a piede libero.

“La vicenda – conclude Maccari – mostra non solo le ben note ed allarmanti carenze nella disciplina che dovrebbe consentire di gestire le problematiche di ordine e sicurezza nonché quelle giudiziarie legate all’immigrazione clandestina, ma conferma anche la ‘mollezza’ di un sistema che sa incattivirsi ed andare persino oltre ogni consentita soglia di severità solo ed unicamente quando l’indice è puntato contro chi indossa la divisa”.

“A questo punto – conclude il Segretario Generale del Coisp – restano da chiedersi solo due cose: se la decisione del magistrato che ha liberato un indiziato di un delitto gravissimo dovesse avere conseguenze nefaste, e cioè se l’indagato dovesse delinquere ancora come accade con assoluta frequenza, chi ne risponderà? Ed inoltre, a questa famosa udienza di convalida che dovrà tenersi in un futuro non meglio precisato, un clandestino senza fissa dimora in pole position per l’espulsione ma ormai rimesso in libertà,… si presenterà? Sono domande che resteranno senza una risposta, perché in Italia si è troppo impegnati ad occuparsi delle magliette di Salvini o delle presunte torture che i Poliziotti operano quando arrestano, ad esempio, i sequestratori di bambini”.

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Ultimo aggiornamento Domenica 21 Agosto 2016 13:05
 
il COISP al ministro sul porto d'arma, lei cosa farebbe
Comunicati - News
Giovedì 04 Agosto 2016 20:33

Sul porto d’arma il Coisp scrive al Ministro: “Ci volete armati fuori servizio ma i Prefetti non ci consentono di portare ciò che è più adatto e i rischi per noi sono sempre gli stessi. Lei cosa farebbe?”

 

 

“Signor Ministro, lei cosa farebbe?”

In tema di sicurezza e rischi per gli Operatori chiamati a compiti che non hanno i mezzi ed i presupposti per poter adempiere al meglio, dopo aver rivolto questa domanda a tutti gli italiani attraverso l’hashtag #voicosafareste, il Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, la rivolge adesso al Ministro dell’Interno, coinvolgendo nelle sue riflessioni anche il Capo della Polizia. In un’apposita lettera, infatti, Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, si rivolge ad Angelino Alfano ed a Franco Gabrielli, lamentando che : “Mentre viene richiesto alle Forze dell’Ordine un impegno sempre maggiore di attenzione e vigilanza, sia sugli obbiettivi di possibili attentati terroristici, che nell’espletamento dei servizi di Istituto, non abbiamo registrato, di converso, alcun passo formale nella direzione, più volte auspicata, di permettere agli Appartenenti delle Forze di Polizia di dotarsi di un’arma da portare al di fuori del servizio”.

“L’arma in dotazione a tutte le Forze dell’Ordine - spiega Maccari -, per le caratteristiche di peso ed ingombro, risulta essere poco adatta al porto per difesa personale ed all’occultamento sulla persona… La praticità e concretezza della realtà odierna si scontra contro i rifiuti, sistematici, che i Prefetti oppongono alle richieste dei poliziotti di portare (a proprie spese) fuori dal servizio (quindi gratis) un’arma (che si comprano da soli) adatta al porto per difesa. Le motivazioni che vengono opposte al rilascio delle licenze di porto d’arma suonano quasi grottesche: il Poliziotto, Carabiniere o Finanziere ha già un’arma, quindi usi quella. Non ci sono quindi, ma nemmeno ci potrebbero essere, opposizioni di carattere sostanziale sulla piena rispondenza dei requisiti degli Appartenenti alle Forze dell’Ordine al porto di un’arma, semplicemente gli si impedisce di portarne una diversa e più adatta…”.

“Il recente invito che è stato rivolto proprio da Lei, Sig. Ministro dell’Interno, agli Appartenenti delle Forze dell’Ordine di girare sempre armati - insiste il Segretario Generale del Coisp -, suona quindi quasi come una beffa.

I poliziotti chiedono di poter fare da anni ciò che Lei, Sig. Ministro, ha auspicato! Ma sono i Prefetti, dipendenti proprio dal suo Ministero, che lo impediscono! E siccome in Italia una regola è tale solo in presenza di eccezioni… la norma di riferimento (roba recente, …c’era ancora il Re Vittorio Emanuele III….!) è il Regio Decreto 6 Maggio 1940, n. 635 che all’art.73 prevede che il Capo di Polizia, i Prefetti, i Viceprefetti, gli Ispettori provinciali amministrativi, gli Ufficiali di P.S., i Pretori e i Magistrati addetti al Pubblico Ministero o all'ufficio di istruzione, sono autorizzati a portare senza licenza le armi di cui all'art. 42 della legge”.

“Se si vuole dare sostanza alle parole, oltre agli inviti servono anche i fatti. Nel caso del porto d’armi per il personale delle Forze dell’Ordine, attendiamo e auspichiamo che ciò accada subito - incalza Maccari che poi aggiunge un’ultima ma non meno determinante riflessione -: dato che le norme sulla legittima difesa e sull’uso legittimo delle armi pongono le Forze dell’Ordine sul banco degli imputati a prescindere ed a nostro carico nei processi esiste di fatto la ‘presunzione di colpevolezza’ mentre per i criminali la legge è sempre e comunque ipergarantista, forse sarebbe il caso di valutare se le nostre norme attuali siano efficaci a fronte della minaccia terroristica che si avvicina sempre più all’Italia e quella di varia criminalità di cui il nostro Paese non va certo esente.

Lei, Sig. Ministro, cosa farebbe dinanzi ad un uomo armato di machete che affetta donne e bambini su un treno?

Sparerebbe? E se manca il colpo? Se colpisce qualcuno che gli sta dietro? Perché nella vita reale si hanno uno o forse due secondi per decidere. Lei cosa farebbe?”.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Agosto 2016 20:36
 
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