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Il COISP interveniente sulle dichiarazioni del ministro Alfano
Comunicati - News
Martedì 19 Luglio 2016 18:35

Da un lato si invitano 100.000 poliziotti a portare sempre al seguito l'arma e dall'altro viene votato il DDL TORTURA che lega le mani ai poliziotti.

Alfano la smetta di stupirci in negativo.

 

 

“Dopo il danno arriva la beffa” – perentoria la dichiarazione del Segretario Generale Provinciale del Co.I.S.P. Francesco LIPARI all'indomani delle dichiarazioni del Ministro Alfano in cui ha invitato tutti i poliziotti italiani a portare al seguito, anche liberi dal servizio, l’arma d’ordinanza.”E’ assolutamente inopportuno che il Ministro dell’ Interno, dapprima voti a favore del DDL sulla Tortura al Senato e poi come se nulla fosse inviti i poliziotti a portare sempre al seguito l’arma” – continua LIPARI – “ alle condizioni odierne si tratta di invitare i poliziotti a girare con un ingombro e un peso in più addosso e nulla più. Non si può votare una legge ritagliata su misura per ingabbiare e rendere impossibile il lavoro dei poliziotti e poi pensare che questi possano al di fuori dell’ orario di servizio effettuare qualsivoglia tipo di intervento, anche armato, senza nessuna garanzia di legge a loro tutela.”- incalza LIPARI – “ il Ministro sembra avere le idee confuse, le sue posizioni, palesano una chiara volontà di salvaguardare il governo di cui fa parte, e di contro invece fatica a capire che con le attuali regole, i poliziotti italiani che si trovassero coinvolti in un intervento rischierebbero di dover affrontare un calvario giudiziario lungo e dall'esito tutt'altro che scontato!!!!!!

 

Non ci resta che auspicare una redenzione del Ministro o attendere l'arrivo di un Ministro che tuteli i poliziotti.”

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Ultimo aggiornamento Martedì 19 Luglio 2016 18:36
 
calcio inutili daspo e sospensione degli stadi i costi della sicurezza ai club e carcere senza alternative
Comunicati - News
Giovedì 22 Settembre 2016 20:22

Calcio, il Coisp dopo il disastro di Empoli: “Appena 20 giorni fa la nostra denuncia che nulla è cambiato. Daspo e sospensione degli stadi non servono. Il costo della sicurezza ai club e carcere senza alternative”

 

“Esattamente 20 giorni fa, il 2 settembre, lamentavamo che, come al solito, la nuova stagione calcistica è partita ma, vergognosamente, nulla è cambiato in tema di sicurezza e di gestione di costi altissimi in termini di soldi e salute degli uomini chiamati a difenderla. Ciò significa che nulla cambierà anche nelle conseguenze di questo folle baraccone divenuto tutto fuorché un appuntamento con lo sport. Ed infatti il disastro di Empoli è la triste conferma. Daspo e sospensione degli stadi non servono a nulla. I delinquenti tornano fuori e noi torniamo a farci ammazzare.

Bisogna affidare i costi della sicurezza ai club e prevedere per chi delinque il carcere senza alternativa”.

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo i gravi scontri di tre giorni fa a Empoli in occasione della partita Pisa-Brescia, e in particolare dopo che sono stati scarcerati gli otto ultras del Pisa arrestati con le accuse di resistenza, danneggiamento e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Non accolte dal giudice le richieste del pubblico ministero che, nel corso dell'udienza di convalida degli arresti, sottolineando la gravità di quanto avvenuto, aveva chiesto la misura della custodia cautelare in carcere per quattro ultras, e quella dei domiciliari per gli altri. Nel corso dei disordini, altri 84 tifosi sono stati identificati e denunciati per resistenza e violenza in concorso a pubblico ufficiale.

“Confermato in pieno quello che dicevamo per l’ennesima volta 20 giorni fa – aggiunge Maccari - che ogni partita di calcio è un appuntamento con la violenza più insensata, che sul fronte sicurezza negli ultimi dieci anni è costata alle famiglie italiane 173 milioni di euro e oltre 1.500 Agenti feriti quando non addirittura morti. Un nome su tutti: Filippo Raciti. Un bilancio troppo nefasto, e noi insistiamo a chiedere che le regole vengano cambiate, se si vuole davvero andare verso un ridimensionamento del problema. Quando i delinquenti della domenica saranno puniti veramente e non con le solite chiacchiere o con provvedimenti che vengono puntualmente disattesi come i Daspo, e quando il costo della sicurezza graverà sulle spalle di chi davvero tiene le redini del business allora l’impegno nella prevenzione e la severità necessaria a ‘ridurre i costi’ sarà serio ed inderogabile. Ed i soldi delle famiglie italiane saranno spesi per la sicurezza in ben altri contesti che su un prato verde”.

Quella di affidare ai Club calcistici i costi della sicurezza e di inasprire con la massima severità la reazione dell’Ordinamento per chi delinque in occasione di competizioni sportive è una vera e propria battaglia che il Sindacato Indipendente di Polizia porta avanti da anni, chiedendo di modificare profondamente tutto l’assetto che sta alla base delle competizioni calcistiche sistematicamente foriere di scontri, feriti, devastazioni di intere città, quando non addirittura di morti. Un circuito di eventi, quello calcistico, che negli ultimi 10 anni, per un totale di 29.236 incontri di calcio monitorati, ha visto un milione e 272.000 Operatori della Polizia di Stato impiegati per la sicurezza, per una spesa di 173

milioni di euro, e un bilancio di 1.549 Agenti e 1.443 civili feriti. Cifre da capogiro che il Coisp chiede gravino, almeno per quanto riguarda la spesa, sulle spalle dei club di calcio, veri ‘beneficiari’ degli introiti legati agli eventi, “così chiamati ad un reale assunzione di responsabilità - spiega il Segretario Generale del Coisp -, dovendo lavorare concretamente in prima linea per prevenire ed evitare situazioni di rischio che vedrebbero le spese per la sicurezza lievitare sempre di più”.

“Bisogna aver bene presente il fatto che questi numeri da brivido relativi agli ultimi 10 anni di calcio in Italia sono destinati a rimanere invariati o addirittura a peggiorare, visto che peggiorano sempre più le condizioni operative, le dotazioni degli uomini vetuste e logore, i numeri, e le condizioni fisiche degli Operatori impegnati - insiste Maccari -. E oltre tutto fanno davvero indignare se si pensa per un secondo agli introiti che i club incamerano, ai compensi milionari dei singoli giocatori, professionisti del tirare calci a un pallone, mettendoli poi a confronto con lo stipendio di un uomo in divisa che per un incontro di calcio ci rimette la salute o peggio la vita, come il nostro Filippo Raciti. Non commento neppure, poi, l’orrore di vedere chi ci aggredisce allo stadio uscire il giorno dopo e tornare liberamente a casa sua come se nulla fosse accaduto, mentre a noi la domenica successiva la nostra dose di botte non ce la toglie nessuno”.

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presunti terrorista e assassino liberi, lavoro delle forze dell'ordine in fumo
Comunicati - News
Lunedì 28 Novembre 2016 21:10

A Milano e Pisa a causa di ritardi dei magistrati tornano liberi presunti assassino e terrorista, il Coisp: “Immani sacrifici delle Forze dell’Ordine andati in fumo e pari danno per la sicurezza dei cittadini”.

 

“Da Milano e da Pisa ancora notizie di cronaca giudiziaria letteralmente scandalose che suonano come un orrendo sberleffo per le Forze dell’Ordine innanzitutto e, nei fatti, per tutti gli Italiani. A commettere dei reati, purtroppo, si fa molto in fretta. Ad indagare sui presunti responsabili assicurandoli alla Giustizia si fa il prima possibile, con immani sacrifici di uomini e donne che vestendo la divisa rispettano quotidianamente il loro ufficio non solo con il senso del dovere che li contraddistingue ma, oltre tutto, anche con il fiato sul collo di Istituzioni e collettività, sempre buoni a pretendere risultati infischiandosene di quanto lavoro serva per ottenerli e delle difficoltà e carenze con cui ci dobbiamo inesorabilmente scontrare. Ma a giudicare quelli che potrebbero essere i colpevoli? Ci vuole talmente tanto che troppo spesso tutti i risultati conseguiti da chi fa repressione e prevenzione, e cioè sicurezza, se ne vanno letteralmente in fumo. La frustrazione e la rabbia di chi dedica la vita a proteggere gli altri sono pari solo al conseguente pericolo che ne deriva per i cittadini”.

Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia commenta con parole di indignazione le notizie giunte da Milano e Pisa e relative a due procedimenti giudiziari di assoluta importanza, a carico di un presunto assassino e un presunto terrorista.

A Milano l’incredibile caso della richiesta di scarcerazione di Rocco Schirripa, presunto esecutore materiale dell’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato a colpi di pistola la sera del 26 giugno 1983 in via Sommacampagna, nei pressi della sua abitazione. Il pm di Milano ha chiesto la revoca della misura della custodia cautelare in carcere per Schirripa, che così potrà tornare in libertà, poiché il processo è “affetto da irreparabile vizio procedurale”. “L’inutilizzabilità degli atti - ha spiegato il legale dei figli del magistrato, Fabio Repici - deriva dalla mancata richiesta di riapertura delle indagini a suo carico che erano state archiviate nel 2001”. Schirripa era stato arrestato lo scorso dicembre, 32 anni dopo l'omicidio Caccia, sulla base di un'indagine nella quale erano state determinanti le conversazioni tra due boss calabresi intercettate grazie all'inserimento di un virus informatico nello smartphone di uno di loro. Rinviato a giudizio per l'omicidio, l’uomo ha sempre negato tutto. Adesso il colpo di scena che rischia di spazzare via tutta l'attività investigativa di questi anni. “Secondo quanto scrive il pubblico ministero - ha affermato in una nota l'avvocato Repici - il procedimento avviato a carico di Rocco Schirripa è affetto da un'irreparabile vizio procedurale compiuto dalla Procura della Repubblica di Milano (la mancata richiesta di autorizzazione al gip per la riapertura delle indagini nei confronti di Schirripa il quale per il delitto Caccia era già stato indagato e su richiesta della Procura della Repubblica archiviato il 21.2.2001) la cui ferale conseguenza è l'assoluta inutilizzabilità di ogni atto d'indagine e processuale compiuto nei confronti dell'imputato”.

A Pisa, poi, Jalal El Hanaoui, 26enne marocchino che risiede a Ponsacco (in provincia di Pisa), accusato di essere un estremista islamico che istiga al jihad, è stato rimesso in libertà prima dello svolgimento del processo d’appello a suo carico perché la motivazione della Cassazione che ne ha stabilito la pericolosità è arrivata troppo tardi. Jalal era stato arrestato dalla Digos di Pisa e dalla Dda di Firenze nel 2015 dopo l’attenta analisi della sua attività sui social network che aveva consentito di verificare l'intensa propaganda a favore dei terroristi dello Stato islamico. A luglio, in attesa del processo, erano già stati richiesti per il marocchino i domiciliari; poi, a settembre, l’assoluzione in primo grado da parte della Corte d’Assise di Pisa è valsa all’uomo la libertà (nonostante debba ancora essere celebrato l’appello) anche se la Corte di Cassazione, chiamata a decidere su un ricorso contro il Tribunale del riesame di Firenze presentato dai difensori dell'immigrato, ha messo nero su bianco che l'attività di Jalal su Facebook va intesa come una “istigazione a commettere attentati terroristici in grado di provocare la morte di più persone”. “Ha successo chi muore martire - scriveva Jalal su Facebook - chi cancella i peccati versando il sangue entrerà in Paradiso”. E ancora: “Per alcuni sono assassini, per le mamme del Medio Oriente sono eroi”. Il provvedimento della Prima sezione penale della Cassazione è arrivato troppo tardi dal momento che, come spiegato anche sui media, “l’udienza risale al 17 dicembre 2015 ma le motivazioni sono state depositate il 3 novembre 2016, dopo che Jalal era stato appunto prima mandato ai domiciliari e poi assolto dalla Corte di Pisa”.

“Registriamo l’ennesima sconfitta per lo Stato e per i cittadini che abbiamo giurato di tutelare e difendere - conclude Maccari -, l’ennesimo frustrante e addirittura straziante colpo di spugna all’impegno e al sacrificio di Servitori fedeli quanto insoddisfatti di un Sistema che non pare affatto ‘remare’ nella loro stessa direzione”.

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Ventimiglia e' una triste realta' ormai da anni
Comunicati - News
Lunedì 19 Settembre 2016 22:52

Il Coisp dopo l’intervento di Alfano a proposito delle condizioni del Commissariato di Ventimiglia: “Altro che temporanea, quella è una triste realtà ormai da anni, e gli altri Uffici italiani non sono dissimili!”

 

“Il Ministro Alfano invece di salvare faccia e dignità ammettendo l’emergenza che ci sta schiacciando e strepitando ai quattro venti la necessità di intervenire pesantemente in tema di immigrazione per cambiare una situazione ormai insostenibile per le Forze dell’Ordine come per i cittadini, preferisce insistere con le sue bugie, e così peggiora le cose esacerbando gli animi di chi si trova impegnato in determinati servizi che ci costano sacrifici inenarrabili che compiamo fino a schiattare… e purtroppo non è un modo di dire”.

Questo il commento di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, a proposito della grave situazione in cui versano gli uffici del Commissariato di Ventimiglia a causa dell’emergenza immigrazione e rispetto alla quale il Ministro Alfano ha parlato di situazione ‘a tempo’ per la quale “si starebbero cercando non si sa bene quali soluzioni” si infuria Maccari.

“Ma sono anni che il problema immigrazione tiene sotto scacco un altissimo numero di Poliziotti in tutta Italia - aggiunge il leader del Coisp -, magari fosse solo Ventimiglia il problema. Ma ogni regione paga il suo dazio in termini di colleghi impegnati in servizi estenuanti, senza orari, senza soldi, senza mezzi, senza tutele, senza criterio, senza programmazione, senza alcuna razionalità. Eppure, in questo paese in cui i diritti sono solamente di coloro che stanno per approdare e non dei suoi cittadini; in un momento in cui la pressione della criminalità e dell’illegalità non è mai stata così alta e mai così drammaticamente percepita dalla gente; proprio quando non si fa che continuare a privare determinati comparti delle risorse necessarie, come certamente è per il Comparto Sicurezza, mentre fiumi di soldi pubblici vengono spesi per una gestione dell’immigrazione che poi si rivela a dir poco ‘allegra’; c’è chi si permette di manipolare dati e numeri per dire che ‘tutto va bene ed è sotto controllo’ dalla poltrona del proprio dorato ufficio in cui sta barricato lontano dalla realtà”.

“Da Ventimiglia continuiamo a lanciare appelli senza sosta ormai da tempo immemore - insiste Maccari -. Ricordo il giugno del 2015 quando io stesso e i colleghi sul territorio urlammo alle Istituzioni ed a tutti i media lo scempio cui assistevamo per un’ondata di arrivi di immigrati diretti fuori dall’Italia di cui si era al corrente già da tempo senza che qualcuno si fosse degnato di pensare a come fronteggiarla. Ricordo bene il menefreghismo più assoluto di un Apparato che non si degnò neppure di dare direttive o indicazioni su come comportarsi di fronte all’emergenza, altro che dotazioni minime per difendere la nostra salute o la nostra incolumità. Ricordo i colleghi che già combattevano senza guardare l’orologio, come fanno tanti altri in tanti luoghi simili, come la Sardegna, la Calabria, la Sicilia soprattutto, senza curarsi del sole che tramonta e poi sorge e poi tramonta di nuovo trovandoli ancora in servizio. E di fronte a quello scenario apocalittico ricordo bene cosa fecero da Roma… prelevarono anche da Ventimiglia Poliziotti da destinare all’Expo! Che orrendo squallore”.

“Di Ventimiglia scriviamo da anni - conclude Maccari -, come di tanti altri posti in cui i Poliziotti sono stremati, mal o non pagati per i loro straordinari, lasciati senza tutele e senza mezzi, nel menefreghismo più assoluto, con una gestione di un’incompetenza senza precedenti, con uffici cadenti e sporchi e senza alcun ausilio.

Di Ventimiglia, come di Cagliari, o Lampedusa, o Crotone, abbiamo continuato e continuato a scrivere, fino allo scorso agosto, quando proprio a Ventimiglia abbiamo dovuto dire addio al collega Diego Turra, stroncato dalla fatica e dall’indifferenza di politici bugiardi che non meritano il nostro sudore e le nostre vite, spese solo ed unicamente per una fede nelle Istituzioni ed un senso del dovere verso i cittadini che, alla fine, sono come armi usate contro di noi”.

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