Contrada il Coisp bene Gabrielli che ha revocato il provvedimento di destituzione PDF Stampa
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Lunedì 16 Ottobre 2017 20:08

Contrada, il Coisp bene Gabrielli che ha revocato il provvedimento di destituzione: “Un Poliziotto lo è per sempre dentro e vuole esserlo anche fuori. Ma quella condanna ingiusta è una macchia indelebile in un sistema che non ci tutela”

 

“Non possiamo che esprimere il nostro plauso e la nostra soddisfazione per il provvedimento con cui il Capo della Polizia ha revocato la destituzione di Bruno Contrada. Lungi dall’essere un mero fatto di forma o un semplice automatismo privo di concreto significato, si tratta invece di un passo fondamentale e indispensabile nel riconoscere ad un Servitore dello Stato flagellato ingiustamente senza pietà. Un fatto indispensabile perché un vero Poliziotto lo è per sempre dentro e vuole esserlo anche fuori, e vuole camminare a testa alta e vuole proteggere la propria uniforme perché ‘portare’ la divisa è ben più che indossare un abito. Resta, indelebile e insopportabile, l’orrenda macchia di una condanna ingiusta, di una vita data in pasto alla sofferenza, di una carriera distrutta. Resta a certificare la fondatezza delle storture di un sistema che non solo non ci tutela, ma che si accanisce su chi veste la divisa come in alcuni casi non fa contro i peggiori delinquenti”.

Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo che il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha revocato la destituzione di Bruno Contrada, ex dirigente della Mobile di Palermo ed ex numero due del Sisde. Un atto che segue la sentenza con cui la Corte di Cassazione ha disposto la revoca della condanna di Contrada a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

“L'apprezzamento per quanto fatto da Gabrielli fa il paio, però, con una soddisfazione che non ha nulla a che fare con alcuna ‘vittoria’ – aggiunge Pianese -. Questa soddisfazione la esprimiamo con l’amarezza di sapere che si fa giustizia dopo un’incommensurabile e un’irreparabile ingiustizia. La esprimiamo sapendo a quale tragico destino un poliziotto va incontro a causa del suo servizio, essendo costretto ad affrontare tutti i rischi che l’adempimento del suo dovere porta con sé, insieme a una solitudine schiacciante e ad una quasi inesistente considerazione da parte di un apparato che ti abbandona a te stesso anche se finisci nei guai a causa del lavoro, che non ti tutela, non ti assiste e non ti garantisce in alcun modo, e che può dimenticarti dentro a una cella per oltre 10 interminabili anni... anche se la condanna è infondata. E’ sconcertante, ma l’assurda vicenda di Bruno Contrada ci ha dimostrato che è così”.

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